lunedì 16 febbraio 2015

La geoingegneria per contrastare i cambiamenti climatici?

La geoingegneria, ovvero l'applicazione di tecniche artificiali di intervento umano sull'ambiente fisico volte a contrastare i cambiamenti climatici, è la...

La geoingegneria, ovvero l'applicazione di tecniche artificiali di intervento umano sull'ambiente fisico volte a contrastare i cambiamenti climatici, è la protagonista di uno studio condotto dall’Accademia Nazionale delle Scienze statunitense, che sostiene la necessità di avviare una sperimentazione per lo sviluppo di tali tecnologie. Nonostante l'applicazione di tali tecnologie probabilmente potrebbecontrastare solo parzialmente il riscaldamento globale (infatti il rapporto precisa che la geoingegneria non è un'alternativa al taglio delle emissioni) e potrebbe inoltre produrre effetti collaterali non esattamente chiari, gli scienziati sostengono che “non si conosceranno gli effetti sia positivi che negativi fino a quando non verranno effettuate sperimentazioni su piccola scala”.
Lo studio, sponsorizzato da National Research Council, Central Intelligence Agency, NASA e Dipartipento dell’Energia USA, si concentra principalmente su due attività di geoingnerial'iniezione in atmosfera di molecole a base di zolfo, che formerebbero particelle in grado di riflettere la luce del sole nello spazio; e il rilascio di particelle da piattaforme offshore per produrre nuvole a bassa quota, che fungerebbero da barriera alla luce solare.
Secondo Marcia McNutt, presidente del gruppo di studio e direttrice della rivistaSciencel'implementazione di tali tecnologie potrebbe avere effetti collaterali anche preoccupanti, infatti la sperimentazione su scala globale sarebbe, secondo il rapporto, irrazionale e responsabile. Ma a fronte dell'ancora scarso impegno degli stati globali sul controllo delle emissioni di gas serra, questo tipo di attività di modifica del clima potrebbero diventare una realtà quotidiana in molti paesi industrializzati, che da circa 150 anni accarezzano l'idea. Molti studiosi considerano tali pratiche tutt'altro che positive, come ad esempio l'ETC (Group on Erosion, Technology and Concentration), che nel 2013 si è espressa in merito all'apertura dell'Ipcc (International Panel of Climate Change) verso queste forme di sperimentazioni, sostenendo che le probabilità che la geoingegneria rappresenti una soluzione sicura, duratura, democratica e pacifica sono pari a zero. Infatti gli effetti della geoingegneria investirebbero i settori della salute umana e degli altri organismi dell’ecosistema.

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