Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero. ( Albert Einstein )
giovedì 23 aprile 2020
Il Covid 19 che ha paralizzato il mondo intero non è il famigerato killer che ci hanno raccontato, ma un virus facilmente neutralizzabile se preso in tempo, prima che provochi danni irreparabili. A sostenerlo un cardiologo dell’ospedale Beato Matteo di Pavia il quale spiega il perché e annuncia che al più presto si potrà riaprire tutto: “Il vaccino può arrivare con calma”.
di Peppe Papa
Forse qualcuno dovrebbe chiedere scusa. A cominciare da quei soloni in camice bianco che hanno occupato militarmente h24 gli schermi della Tv, la politica inetta al tempo del populismo imperante penzolante dalle loro labbra e un’informazione pigra e mainstream che in questa circostanza ha dato il peggio di sé.
Il Covid 19 che ha paralizzato il mondo intero non è il famigerato killer che ci hanno raccontato, ma un virus facilmente neutralizzabile, se preso in tempo prima che provochi danni irreparabili, semplicemente contrastandolo con medicinali “vecchi e che costano poco”.
In sostanza, la causa della patologia polmonare che va sotto il nome di polmonite interstiziale è dovuta “allo svilupparsi di una coagulopatia” innescata dal virus che provoca trombi venosi i quali impediscono l’arrivo di ossigeno ai polmoni. Pertanto la ventilazione in terapia intensiva diventa inutile, se non addirittura dannosa.
La notizia, in verità preceduta in sordina da altre testimonianze simili di alcuni medici scarsamente prese in considerazione perché sovrastate dal clamore della pandemia e dai conseguenti provvedimenti assunti dalle istituzioni statali, a partire da quelle italiane, sul modello cinese da ove tutto è cominciato, è stata diffusa con un post su Fb in un gruppo chiuso di medici da un cardiologo del reparto di cardiologia dell’ospedale Beato Matteo di Pavia, rimasto anonimo per via delle sanzioni disciplinari a cui sarebbe andato incontro per aver diffuso “notizie non istituzionalizzate”. La testimonianza lascia basiti e ha il merito di aver strappato il velo delle ipocrisie che hanno precipitato il pianeta in una emergenza dalle proporzioni bibliche.
“Non vorrei sembrarvi eccessivo – ha scritto il cardiologo – ma credo di aver dimostrato la causa della letalità del coronavirus. Al Beato Matteo ci sono due cardiologi che girano su 150 letti a fare ecocardio con enorme fatica e uno sono io. Fatica terribile! Però, di quello che alcuni supponevano, ma non ne riuscivano a essere sicuri, ora abbiamo i primi dati”.
La gente, in pratica, “va in rianimazione per tromboembolia venosa generalizzata soprattutto polmonare”. “Se così fosse – ha sottolineato – non servono a niente le rianimazioni e le intubazioni perché innanzitutto devi sciogliere, anzi prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve. Infatti muoiono 9 su 10. Perché il problema è cardiovascolare, non respiratorio. Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità”.
L’aria non arriva ai polmoni, hai voglia a ventilare. La conferma a quanto sostenuto dal professionista è arrivata anche dalle autopsie effettuate sui corpi di alcuni deceduti nel bergamasco prima della cremazione, i cui risultati sono stati inspiegabilmente non divulgati con la stessa enfasi con la quale, in questi giorni, si discetta dei vari problemi e soluzioni legati all’emergenza sanitaria.
Ma Perché si formano trombi? “Perché l’infiammazione come da testo scolastico – ha spiegato ancora lo specialista – induce trombosi attraverso un meccanismo fisiopatologico complesso ma ben noto. Contrariamente a quello che la letteratura scientifica, soprattutto cinese, diceva fino a metà marzo era che non bisognava usare antinfiammatori. Ora in Italia si usano antinfiammatori e antibiotici (come nelle influenze) e il numero dei ricoverati crolla”.
“Molti morti, anche di 40 anni – ha proseguito – avevano una storia di febbre alta per 10-15 giorni non curata adeguatamente. Qui l’infiammazione ha distrutto tutto e preparato il terreno alla formazione dei trombi. Perché il problema principale non è il virus, ma la reazione immunitaria che distrugge le cellule dove il virus entra. Infatti nei nostri reparti Covid non sono mai entrati malati di artrite reumatoide, perché fanno il cortisone, un potente antinfiammatorio”.
Un’intuizione che in Italia aveva avuto per primo l’oncologo, Paolo Ascierto del Pascale di Napoli il quale, ai suoi pazienti ammalati di Covid, fin da subito aveva somministrato un potente antinfiammatorio usato proprio per l’artrite reumatoide (Tocilizumab ) ottenendo risultati strabilianti anche su soggetti già intubati, ma che gli procurò accuse di ciarlataneria in diretta televisiva da parte del ‘luminare’ del Sacco di Milano, Massimo Galli. Lo stesso che, insieme all’altra star della tv e collega virologo, Roberto Burioni aveva sentenziato, prima che accadesse il patatràc, che in Italia il rischio virus fosse zero: poi abbiamo visto com’è andata a finire.
La cura Ascierto, in seguito protocollata dall’Aifa, cui si sono andati ad aggiungere farmaci della stessa famiglia sperimentati da altri medici, è diventata la profilassi utilizzata dalla medicina di base, quella che in tutta questa vicenda è stata trattata da Cenerentola mandando al massacro gli operatori e che invece si sta dimostrando fondamentale, riducendo le ospedalizzazioni curando i pazienti nelle loro case e evitando il rischio trombotico.
“Per me si può tornare a giocare e riaprire le attività commerciali – ha concluso il cardiologo – via la quarantena. Non subito. Ma il tempo di pubblicare questi dati, il vaccino può arrivare con calma”.
Resta il fatto che qualcuno dovrà rispondere di questo madornale errore di valutazione che ha provocato miglia di morti e la completa paralisi del Paese imposta da una classe dirigente incapace. E non è ancora finita.
mercoledì 22 aprile 2020
Coronavirus, Iss: materiale genetico di Covid-19 nelle fogne di Roma. I topi possono trasmettere il virus.
Dopo Parigi, anche a Milano e Roma tracce del materiale genetico del SarsCov2 (Rna) sono state ritrovate nelle acque di scarico, che possono essere dunque considerate un indicatore dei focolai epidemici di Covid-19. Lo dimostra uno studio condotto dall'Istituto superiore di sanità (Iss), che rileva come in ogni caso non vi sia alcun rischio per la salute umana.
Il materiale genetico Rna del virus SarsCov2, spiega l'Iss, può essere dunque trovato nelle acque di scarico, permettendo quindi di usare questo tipo di campionamenti come 'spià della presenza di un focolaio epidemico. Lo studio è stato condotto a Roma e Milano dal gruppo guidato da Giuseppina La Rosa del Reparto di Qualità dell'Acqua e Salute Del Dipartimento Ambiente e Salute dell'Iss, e sarà pubblicato a breve.
«Abbiamo selezionato e analizzato per la ricerca del virus, un gruppo di 8 campioni di acque di scarico raccolti dal 3 al 28 febbraio a Milano e dal 31 marzo al 2 aprile a Roma - spiega La Rosa -. In 2 campioni raccolti nella rete fognaria della zona Occidentale e Centro-orientale di Milano è stata confermata la presenza di RNA del nuovo coronavirus. Nel caso di Roma, lo stesso risultato positivo è stato riscontrato in tutti i campioni prelevati nell'area orientale della città. Stiamo ora estendendo la ricerca ad altri campioni di acque di scarico provenienti da una rete di raccolta in diverse regioni, costruita negli anni nell'ambito di un progetto finanziato dal Centro Nazionale di prevenzione e Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute».
Il virus può essere trasmesso dai Ratti infetti presenti nelle fogne [..]
Coronavirus Covid-19: Roma, a Casalotti parrocchia, associazioni e forze dell’ordine aiutano le famiglie in difficoltà
Oltre 350 famiglie sono state raggiunte in tre settimane dalla distribuzione alimentare per nuclei in difficoltà economica partita nel quartiere romano periferico di Casalotti. “L’iniziativa è nata da tre ragazzi e si è presto allargata all’associazione ‘Operativi per l’ambiente’ – racconta al Sir padre Aurelio D’Intino, parroco della chiesa delle Sante Rufina e Seconda, nella diocesi di Porto-Santa Rufina –. Se inizialmente il punto di raccolta per i viveri era un negozio della zona, poi hanno chiesto ospitalità alla parrocchia, che ha disponibilità di locali al momento vuoti.
Così si è iniziata una collaborazione strutturata anche con la Caritas parrocchiale e il sostegno di Carabinieri e Polizia locale del XIII Municipio”. Tre volte a settimana, si fa la distribuzione dei pacchi a domicilio o le famiglie si recano in parrocchia per ritirarli. I viveri arrivano dalla Caritas diocesana, tramite il Banco alimentare, da donazioni di privati e associazioni. Tra loro, anche un gruppo di ragazzi egiziani: “Si sono riuniti in un’associazione che hanno chiamato ‘L’amore di Dio’ e in due settimane hanno donato tre quintali di frutta – riferisce padre D’Intino –. ‘Siamo qui da vent’anni per lavorare e per noi è giusto così’, mi hanno detto”. “Speriamo che la situazione sia momentanea: il virus ha messo in ginocchio molte famiglie che prima dovevano pagare l’affitto e ora non riescono a comprare da mangiare e temono di non riuscire a rialzarsi. Il nostro è un quartiere di periferia con molti disagi, però la gente è solidale nel momento del bisogno”, conclude il parroco.
martedì 21 aprile 2020
Il virus tende ad autoestinguersi
Francesco Le Foche immunologo del Policlinico Umberto I di Roma parla della situazione legata al Coronavirus in Italia: "Le persone che hanno necessità di terapie intensive sono diminuite, quindi la situazione è in miglioramento. Nei luoghi di eccelenza, come la Lombardia e il Piemonte, il sistema sanitario nazionale è stato molto stressato, nelle altre regioni meno, ma ora per fortuna si è decompresso
TZUNAMI E' PASSATO - "Il virus tende ad autospegnersi, come la Sars, come una morte programmata. Non voglio dare false illusioni, ma i coronavirus hanno fasi pandemiche e poi queste si riducono. Quindi secondo me la vita sarà come prima, magari non subito, ma si tornerà a una vita normale. Noi speriamo molto nel vaccino ma ci vorranno ancora 10 mesi o un anno per averlo. Quello che abbiamo imparato ci aiuterà a stringere al massimo questo virus e permetterci che faccia in modo a non fare del male alla popolazione. Ormai lo tzunami è passato" [..]
domenica 19 aprile 2020
Il vaccino italiano è pronto...
“Il vaccino italiano è pronto per essere testato sull'uomo”, raccontano Piero Di Lorenzo e Carlo Toniatti di Advent IRBM. “A fine mese manderemo il primo lotto del vaccino - prodotto a Pomezia - a Oxford dove stanno reclutando 550 volontari sani”. Si tratta di un bel passo in avanti nella battaglia contro il Covid-19. A settembre, secondo le parole di Di Lorenzo, si sapranno gli effetti del vaccino (che non è nocivo sull’uomo).
Entro Dicembre potrà potranno essere prodotte le prime 300 milioni di dosi da utilizzare su personale medico e infermieristico e entro la fine del 2021 su tutta la popolazione mondiale [..]
venerdì 3 aprile 2020
Riaprono i musei vaticani e Alberghi, Ristoranti, Bar a partire dalla seconda decade di Maggio.
Dopo la fase restrizioni per il contenimento del covid19, che con l'ultimo decreto legge firmato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, che proroga fino al 13 Aprile la chiusura, come confermano i dati la curva epidemiologica ha raggiunto il picco, e a breve inizierà la fase discendente.
La città stato Vaticano sta attuando il piano per far riaprire gradualmente i musei vaticani e la Basilica di San Pietro.
Se tutto andrà bene, come gli scienziati continuano a ripetere, si potrà lentamente riprendere in qualche modo la vita sociale e lavorativa. Ma ciò non toglie che la soglia di guardia sarà abbassata. La riapertura dei musei vaticani è prevista per la seconda decade di maggio, si sta in questi giorni pianificando le procedure di ingresso per non creare assembramenti, e per predisporre dei controlli scrupolosi della temperatura corporea a ogni visitatore.
Con questo virus bisognerà conviverci per ancora diverso tempo, ma si deve, sempre tutelando la salute dei cittadini, riaprire. Per la seconda decade di maggio potrebbero riaprire alberghi, ristoranti bar, e riducendo restrizioni degli spostamenti il comparto turistico cercherà di riprendersi gradualmente, sarà una ripresa lenta, ma come ha accennato il presidente del consiglio Giuseppe Conte siamo nella fase uno il che prevede il contenimento del virus, la fase due quella sola elencata è la lenta ripresa delle attività sociali e lavorative, la terza è la più complessa è la fase della ricostruzione..
sabato 28 marzo 2020
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mercoledì 9 ottobre 2019
"Gesù non è affatto Dio' Confidenza di Papa Francesco a Scalfari
Ciò che riportiamo da La Repubblica di oggi – 9 ottobre 2019, Anniversario della nascita al Cielo di S. S. Pio XII – non ha bisogno di commento. Ci scusiamo anche solo per citare queste eresie ma oportet ut scandala eveniant.
In attesa degli sviluppi ci limitiamo a riportare le dichiarazioni di Eugenio Scalfari, interlocutore confidenziale di Francesco al punto di aver dato alle stampe e in dialogo con lui un noto libro.
Ecco il testo apparso oggi sul quotidiano:
Chi ha avuto, come a me è capitato più volte, la fortuna d’incontrarlo e di parlargli con la massima confidenza culturale, sa che papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo.
Quando mi è capitato di discutere queste frasi papa Francesco mi disse: «[Queste frasi, ndRS] Sono la prova provata che Gesù di Nazareth una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virù, non era affatto un Dio»
sabato 28 settembre 2019
Ai Pioppi: a Treviso il luna park nel bosco a elettricità zero
Un Luna Park a elettricità zero, una vera e propria alternativa sostenibile ai più famosi parchi di divertimento del mondo. Si trova a Nervesa di Battaglia, vicino a Treviso. Ogni anno richiama ben 50 mila visitatori.
Il Luna Park è nato dall’ampliamento di un’osteria di famiglia presente da decenni in questa zona. La fama di questo luogo ha raggiunto anche l’estero, fino ad approdare sulle pagine di The Guardian. Ai Pioppi è il nome di questo Luna Park senza elettricità che sta diventando sempre più noto in Italia e all’estero.
Il Luna Park si trova in una zona boschiva alle spalle del ristorante di famiglia. Bruno Ferrin, il proprietario, ha aperto il ristorante nel 1969, ed ha trascorso i successivi quarant’anni a dare forma ad un progetto davvero ambizioso.
Il parcogiochi è gratuito per tutti i clienti del ristorante. L’osteria e il parco giochi sono aperti solo sabato, domenica e festivi dalle 10.30 fino a sera, con cucina con orario continuato, cena compresa. Ad agosto l’apertura sia della cucina che del parcogiochi è prevista tutti i giorni.
Per il funzionamento delle giostre di questo speciale Luna Park non serve l’elettricità o ne basta pochissima. Al momento il Luna Park Ai Pioppi è composto da 45 giostre tutte azionate soltanto dalla forza di chi vi sale sopra.
In questo Luna Park ci si diverte rimanendo a diretto contatto con la natura, dato che le giostre sono immerse in un bosco di faggi, castagni, platani, betulle e olmi, che fanno da sfondo rilassante ad una zona collinare molto piacevole.
Nello speciale parcogiochi senza elettricità troviamo liane, scivoli, il giro della morte in bici, il pendolo, le catenelle, le altalene, una teleferica, una ruota ispirata all’uomo vitruviano e molto altro ancora. Presto alle attrazioni potrebbe aggiungersi una catapulta gigante.
Ai visitatori viene chiesto di consumare un pasto all’osteria – invece di portare con sé il cestino da pic-nic, così per l’ingresso al parcogiochi non si deve pagare nulla di più. Gli ospiti sono pregati di avvisare il personale se avvistano un gioco che sta per rompersi. In questo modo possono contribuire alla manutenzione del Luna Park.
Siete curiosi di fare una visita a questo Luna Park fuori dal comune?
Qui troverete tutte le informazioni che cercate.
Roma: Mille orti per mille giardini scolastici
Al via “Mille orti per mille giardini scolastici” un progetto educativo innovativo realizzato dall’Assessorato alle Politiche del verde, Benessere degli animali e Rapporti con la cittadinanza attiva nell’ambito del decoro urbano e dal Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale.
L’iniziativa mette gratuitamente a disposizione degli istituti comprensivi di Roma Capitale che ne faranno richiesta le attrezzature per creare orti didattici e diffondere le pratiche dell’orticoltura urbana e dello sviluppo sostenibile attraverso il contatto diretto degli studenti con la natura e le tecniche di coltivazione. Alle numerose adesioni già pervenute se ne potranno aggiungere altre poiché non è prevista una scadenza per partecipare al progetto.
Compreso nell’appalto anche l’allestimento di un prototipo di orto modulare rialzato che i responsabili delle scuole interessate possono visionare da oggi presso il Semenzaio di San Sisto.
La struttura modulare, composta da cassoni in legno rialzati da terra e tavoli, potrà così essere agevolmente collocata nei vari ambienti a seconda delle esigenze di ciascun istituto e sarà corredata, tra l’altro, da terriccio, attrezzi da lavoro, e materiale utile come innaffiatoi, vaporizzatori, palette da giardiniere e rastrelli.
“Si tratta di un progetto importante che permetterà agli alunni di fare un’esperienza reale e non virtuale: i bambini pianteranno dei semi e saranno impegnati nella coltivazione dell’orto. Curando le piante – ha dichiarato l’assessora alle Politiche del verde, Benessere degli animali e Rapporti con la cittadinanza attiva nell’ambito del decoro urbano, Laura Fiorini – acquisiranno la virtù della pazienza e della costanza e si allontaneranno dal mondo artificiale di tablet e cellulari per immergersi nella vita reale con tutti i suoi limiti e le sue meraviglie. Grazie alla struttura modulare anche le scuole i cui giardini non sono idonei alla coltivazione potranno realizzare un percorso didattico che consentirà agli studenti di comprendere che non tutto si ottiene immediatamente, schiacciando un pulsante”.
https://www.comune.roma.it/web/it/notizia.page?contentId=NWS426037
Il bastone intelligente per non vedenti
C’è un numero stimato di oltre 250 milioni di ipovedenti nel mondo e 50 milioni utilizzano un bastone per camminare.
Da quando si è iniziato ad utilizzare il bastone, nessuna innovazione è stata fatta in questo ambito. Le città inoltre sono difficili e per le persone con disabilità visive possono essere come una corsa ad ostacoli o un labirinto. E’ per questo che alcuni ricercatori della Young Guru Academy in Turchia hanno ideato un bastone tecnolgico, integrato via bluetooth con l’app per smartphone WeWalk.
Utilizzando i controlli del touchpad sul bastone intelligente, l’utente può controllare il proprio smartphone senza estrarlo dalla tasca (lasciando una mano libera per altre attività). Il bastone tramite sensori a ultrasuoni avvertirà l’utente degli impedimenti vicini attraverso le vibrazioni nell’impugnatura.
Inoltre WeWALK offre integrazioni con app di terze parti come Google Maps con navigazione diretta via voce. L’integrazione nativa con Voice Assistant e il software di Google Maps informa l’utente dei negozi vicini e degli edifici che potrebbe non essere in grado di vedere.
giovedì 26 settembre 2019
Cosa sono le BioPlastiche
Le bioplastiche sono materie plastiche derivate da fonti rinnovabili di biomassa, come grassi e oli vegetali, amido di mais, paglia, trucioli di legno, rifiuti alimentari, acido lattico. La bioplastica può essere prodotta da scarti agricoli, da bottiglie di plastica riciclate e altri contenitori che utilizzano microrganismi.
Possiamo quindi parlare di vere alternative alla plastica comune.
Le plastiche comuni, cioè quelle a base di combustibili fossili, derivano dal petrolio o dal gas naturale, sono spesso riciclabili, ma assolutamente non biodegradabili (o quantomeno impiegano secoli). Le BioPlastiche sono “spesso” biodegradabili e compostabili, se correttamente smaltite nell’umido e successivamente sottoposte al processo di compostaggio.
Essendoci oltre 10 versioni di BioPlastica in commercio, circa il 70% di queste non è biodegradabile ne compostabile, bensì solo riciclabile, e anche queste rilasciano le famose microplastiche di cui sentiamo tanto parlare ultimamente. Restano in ogni caso materiali più ecologici rispetto a quelli di origine petrolifera, in quanto realizzati con materie prime naturali.
Tra gli svantaggi della BioPlastica segnaliamo che non può essere utilizzata per imbottigliare bibite gassate, come del resto non viene usata per confezionare alimenti sottovuoto. Inoltre, non resiste a temperature superiori a 45°.
domenica 15 settembre 2019
Tavola Rotonda sulla “Mobilità attiva”
Una tavola rotonda sui benefici della mobilità attiva, in occasione dell’apertura della European Mobility Week, si terrà lunedì 16 settembre presso l’Auditorium del Ministero dell’Ambiente (ingresso da via Capitan Bavastro 174, accesso consentito fino ad eseurimento posti a sedere). La settimana europea della mobilità, giunta quest’anno alla diciottesima edizione, è un appuntamento fisso per le amministrazioni e per i cittadini, ed è quest’anno incentrata sulla sicurezza dell’andare in bicicletta e sui vantaggi che le forme di mobilità attiva hanno per la nostra salute e l’ambiente nonché sul potenziale miglioramento della mobilità urbana.
Appuntamento lunedì 16 settembre alle ore 15 in Auditorium, per l’apertura dei lavori e le introduzioni di Renato Grimaldi, Direttore Generale della Direzione per il clima ed energia (CLE), Alessandro Bratti, Direttore Generale dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), Angelo Mautone, Direttore generale per i sistemi di trasporto ad impianti fissi e il trasporto pubblico locale (MIT).
A seguire, una tavola rotonda alla quale prenderanno parte rappresentanti di enti, associazioni, università, moderata da Tullio Berlenghi, capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.
domenica 8 settembre 2019
Smaltire i rifiuti con la torcia al plasma
La parola rifiuti ha sempre identificato due aspetti tra loro fortemente contrapposti, ovvero quello del “problema” e quello della “risorsa”.
La gestione integrata dei rifiuti solidi urbani, assimilati ed industriali, si presenta come la metodologia più corretta per il loro smaltimento, e per il recupero di materia ed energia che ben si armonizza con la necessità, sempre più sentita da parte degli amministratori pubblici e degli operatori del settore, di ridurre al minimo, o eliminare, l’impatto sull’ambiente prodotto dalle attività umane, attraverso raccolta e smaltimento dei rifiuti in termini di risorsa.
Dalla raccolta dei rifiuti in forme diverse (differenziata, non differenziata, porta a porta o collettiva, ecc.), al recupero di materia ed energia, la gestione integrata utilizza diverse tecnologie ormai da tempo adottate sia in Italia che negli altri paesi tecnologicamente avanzati: compostaggio, raccolta differenziata di plastiche, carta e vetro, oltre al recupero energetico del residuo indifferenziato mediante incenerimento con tecniche basate sui principi di combustione.
Negli ultimi tempi si stanno sviluppando impianti di recupero di materia ed energia dai rifiuti basati sul processo di gassificazione e vetrificazione di materiali organici e inorganici, mediante la tecnologia della Torcia al Plasma.
Questo tipo di tecnologia è stata sviluppata, in seguito alle ricerche effettuate presso la NASA per rispondere alle esigenze di sviluppo di materiali in grado di resistere alle altissime temperature generate dall’attrito dell’aria, durante il rientro di capsule spaziali nell’atmosfera terrestre.
Questo tipo di tecnologia è stata sviluppata, in seguito alle ricerche effettuate presso la NASA per rispondere alle esigenze di sviluppo di materiali in grado di resistere alle altissime temperature generate dall’attrito dell’aria, durante il rientro di capsule spaziali nell’atmosfera terrestre.
Il plasma generato dalle torce è costituito da gas ionizzato ad altissima temperatura (da 7.000 a 13.000°C, a seconda del tipo di torcia utilizzato) ed ha la caratteristica di apportare una grande densità di energia, con massa molto ridotta, costituita dal flusso di gas (aria nel caso di applicazione sui rifiuti) che veicola l’energia dell’arco elettrico all’esterno della torcia. Sottoponendo elementi organici ed inorganici all’azione della torcia, date le elevate temperature e l’elevato trasferimento di energia, le molecole organiche si decompongono, mentre i materiali inorganici vengono fusi. Immettendo vapore si genera un gas di sintesi la cui composizione risulta essere molto simile a quella prodotta nei gasogeni a carbone (il cosiddetto “gas d’acqua”), il cui utilizzo come gas da cucina era molto diffuso prima dell’avvento del metano.
L’applicazione della Torcia al Plasma sui rifiuti permette di generare una “zona” di reazione ove la temperatura è compresa tra i 3.000 ed i 4.000°C. In tale zona i rifiuti organici si decompongono: il carbonio è libero di reagire con l’ossigeno, immesso direttamente nella zona di reazione, formando un gas di sintesi essenzialmente composto da ossido di carbonio ed idrogeno molecolare.
Nei processi chimici legati alle varie fasi, non si hanno emissioni di gas tossici, quali diossine, furani e SVOCs (Composti Organici Volatili Semilavorati), non si ha produzione di scorie e ceneri di fondo contenenti materiali incombusti e metalli pesanti, e non vengono prodotte ceneri volanti contenenti metalli pesanti (cadmio, mercurio, piombo, ecc).
I principali prodotti generati dal processo sono:
• Gas di sintesi: tutti gli elementi organici contenuti nei RSU (Rifiuti Solidi Urbani) si trasformano in gas di sintesi, essenzialmente composti da idrogeno (~53%) e da monossido di carbonio (~33%), con qualche percentuale di azoto molecolare, biossido di carbonio e metano (utilizzato per produrre energia elettrica).
• Materiale di tipo lavico: gli elementi inorganici vengono fusi e trasformati in una roccia di tipo vulcanico, una specie di lava totalmente inerte e non tossica, a bassissima viscosità, nella cui matrice vetrosa sono inglobati e totalmente inertizzati i metalli pesanti. Il materiale di sintesi ottenuto è utilizzabile come materiale da costruzione (es. massicciate stradali, conglomerato cementizio, materiale di riempimento ecc.). Le caratteristiche peculiari di questi impianti, che potrebbe portarli in futuro ad essere una realtà consolidata su larga scala, sono da ricercarsi sul rispetto per l’ambiente, sulla flessibilità nell’accettare insieme, o separatamente, diversi tipi di rifiuti, da quelli ospedalieri al C.D.R. (combustibile derivato dai rifiuti), da quelli pericolosi, sia liquidi che solidi, a quelli industriali. Una ulteriore caratteristica positiva di questo tipo di impianti è il loro essere modulabili, caratteristica che li porta, a differenza degli inceneritori tradizionali, a lavorare dal 30% al 100% della loro potenza nominale, assicurando in tal modo al gestore la possibilità di smaltire senza difficoltà eventuali variazioni stagionali nel flusso dei rifiuti.
Ad oggi, nonostante gli studi più recenti sulle torce al plasma risalgano a qualche anno fa, gli impianti operativi presenti nel mondo sono individuati in poche unità, distribuite tra l’Inghilterra, il Giappone e gli Stati Uniti. Probabilmente l’altissimo livello tecnologico dell’impianto, unitamente agli alti costi di realizzazione e di gestione, hanno frenato l’entusiasmo iniziale degli amministratori sulla fattibilità di un intervento simile. Forse, un’analisi più attendibile e sicura sui costi legati allo smaltimento dei rifiuti con impianti al plasma, sarà possibile solo quando si stabiliranno regole certe sullo smaltimento, sul controllo e sui recapiti finali, soprattutto di rifiuti speciali e pericolosi, la cui trasformazione trova, in questo tipo di impianti, una vera competitività del trattamento.
Nei processi chimici legati alle varie fasi, non si hanno emissioni di gas tossici, quali diossine, furani e SVOCs (Composti Organici Volatili Semilavorati), non si ha produzione di scorie e ceneri di fondo contenenti materiali incombusti e metalli pesanti, e non vengono prodotte ceneri volanti contenenti metalli pesanti (cadmio, mercurio, piombo, ecc).
I principali prodotti generati dal processo sono:
• Gas di sintesi: tutti gli elementi organici contenuti nei RSU (Rifiuti Solidi Urbani) si trasformano in gas di sintesi, essenzialmente composti da idrogeno (~53%) e da monossido di carbonio (~33%), con qualche percentuale di azoto molecolare, biossido di carbonio e metano (utilizzato per produrre energia elettrica).
• Materiale di tipo lavico: gli elementi inorganici vengono fusi e trasformati in una roccia di tipo vulcanico, una specie di lava totalmente inerte e non tossica, a bassissima viscosità, nella cui matrice vetrosa sono inglobati e totalmente inertizzati i metalli pesanti. Il materiale di sintesi ottenuto è utilizzabile come materiale da costruzione (es. massicciate stradali, conglomerato cementizio, materiale di riempimento ecc.). Le caratteristiche peculiari di questi impianti, che potrebbe portarli in futuro ad essere una realtà consolidata su larga scala, sono da ricercarsi sul rispetto per l’ambiente, sulla flessibilità nell’accettare insieme, o separatamente, diversi tipi di rifiuti, da quelli ospedalieri al C.D.R. (combustibile derivato dai rifiuti), da quelli pericolosi, sia liquidi che solidi, a quelli industriali. Una ulteriore caratteristica positiva di questo tipo di impianti è il loro essere modulabili, caratteristica che li porta, a differenza degli inceneritori tradizionali, a lavorare dal 30% al 100% della loro potenza nominale, assicurando in tal modo al gestore la possibilità di smaltire senza difficoltà eventuali variazioni stagionali nel flusso dei rifiuti.
Ad oggi, nonostante gli studi più recenti sulle torce al plasma risalgano a qualche anno fa, gli impianti operativi presenti nel mondo sono individuati in poche unità, distribuite tra l’Inghilterra, il Giappone e gli Stati Uniti. Probabilmente l’altissimo livello tecnologico dell’impianto, unitamente agli alti costi di realizzazione e di gestione, hanno frenato l’entusiasmo iniziale degli amministratori sulla fattibilità di un intervento simile. Forse, un’analisi più attendibile e sicura sui costi legati allo smaltimento dei rifiuti con impianti al plasma, sarà possibile solo quando si stabiliranno regole certe sullo smaltimento, sul controllo e sui recapiti finali, soprattutto di rifiuti speciali e pericolosi, la cui trasformazione trova, in questo tipo di impianti, una vera competitività del trattamento.
Funivia Urbana tempi rapidi per costruirla. Ecco come.
Le stazioni, la linea, i veicoli e il magazzino sono le componenti principali di un impianto a fune che a loro volta sono composte da diversi elementi costruttivi standard e non.
Nella fase di offerta di un impianto i venditori raccolgono tutte le informazioni dal cliente e, con il supporto dell’ufficio tecnico, formulano proposte per soddisfare le richieste individuali di ciascun cliente. Una volta sottoscritto il contratto si definiscono un gruppo di lavoro e il relativo Projekt Manager.
Quest'ultimo ha la responsabilità di raggiungere gli obiettivi prefissati del progetto, che sono condivisi nel dettaglio con il gruppo di lavoro nella riunione “Kick-off Meeting”, base di partenza per la realizzazione dell'impianto.
Prima della realizzazione vera e propria si deve predisporre il progetto (disegni, calcoli, relazioni) necessario per ottenere l'approvazione alla costruzione dell’impianto. Successivamente si dispongono la produzione e l'acquisto dei materiali necessari e infine si appaltano i lavori per la realizzazione delle opere edili e per le attività di montaggio.
FASE A

Verifiche topografich, geologiche e geotecniche: il controllo topografico consiste nel rilievo dimensionale del terreno per ottenerne una rappresentazione grafica. La verifica geologica e geotecnica consiste nell’analisi delle caratteristiche dei terreni interessati alla costruzione dell'impianto. Entrambe queste verifiche sono funzionali alla corretta progettazione dell'impianto.
Tracciamenti:quest'operazione è necessaria per fissare sul terreno dei riferimenti per le successive operazioni di scavo e di costruzione dei manufatti in cemento armato.
Scavo: in base alle difficoltà, per la costruzione di impianti a fune vengono utilizzati mezzi diversi, dai grandi escavatori per grossi sbancamenti ai piccoli “ragni” per operazioni in zone difficilmente accessibili.
Opere in cemento armato: le strutture di base dell'impianto (plinti e steli), gli edifici adibiti a ospitare le cabine di comando, oltre che il magazzino dei veicoli, sono realizzate parzialmente o totalmente in cemento armato.
Contemporaneamente a queste fasi di cantiere viene verificata la disponibilità di elementi standard come le rulliere e le strutture portanti delle stazioni, e viene programmata la produzione e l'acquisto di elementi specifici come i motori, la fune e i sostegni, sulla base dei dati forniti dall'ufficio tecnico, in modo che tutti i componenti possano essere disponibili in cantiere per il successivo montaggio.
FASE B

Trasporti/Logistica: le varie componenti dell'impianto ed eventuali apparecchiature di montaggio vengono spedite in cantiere. Per gli impianti oltre oceano il materiale è sistemato in container e trasportato su navi.
FASE C

Montaggio strutture in acciaicio: Le strutture in acciaio sono modulari, preassemblate in officina per velocizzare e facilitare il montaggio in cantiere. Nella fase di montaggio vengono utilizzati mezzi trazionati e attrezzature adatte alla conformazione del terreno e in grado di lavorare anche su terreni impervi. In zone non facilmente raggiungibili con mezzi tradizionali, ad esempio nei punti in cui si montano i sostegni di linea, si usano spesso l'elicottero oppure teleferiche per il trasporto di materiale. L'impiego dell’elicottero è considerato una vera e propria sfida per la grande difficoltà e l'assoluta precisione richieste.
Componenti meccaniche e coperture: I freni , i motori elettrici e il riduttore, il cilindro idraulico ed altre apparecchiature vengono assemblate sulle strutture di stazione. Al termine vengono montate le coperture a protezione dei meccanismi di stazione.
Montaggio della fune: completato il montaggio delle parti strutturali delle stazioni e della linea, si procede alla stesura della fune. Il montaggio della fune si conclude con l'impalmatura della fune stessa. La fase di montaggio della fune è sicuramente il momento più interessante, tipico e difficile della costruzione di un impianto a fune ed è eseguito da personale altamente specializzato.
Cablaggi elettrici: Elettrotecnici specializzati eseguono il collegamento dei quadri elettrici di comando e controllo dell'impianto con i motori elettrici e con tutte le apparecchiature di sicurezza previste nelle stazioni e sui sostegni di linea.
Montaggio dei veicoli: È in sostanza l'ultima operazione e consiste nell'assemblare i veicoli alle morse e alle sospensioni e nel posizionarli sulla fune o in magazzino.
domenica 25 agosto 2019
Bleutech Park: La smart city digitale di Las Vegas
Bleutech Park, la prossima smart city digitale, sorgerà nella valle di Las Vegas e i lavori per la sua realizzazione inizieranno a dicembre.
Gli edifici saranno a zero emissioni e presenteranno progetti multifunzionali automatizzati: energie rinnovabili da solare / eolico / acqua / cinetico, veicoli autonomi, intelligenza artificiale, realtà aumentata, Internet delle cose, robotica, e strutture in calcestruzzo autorigeneranti.
Bleutech Park Las Vegas è sponsorizzata da Bleutech Park Properties, Inc, un fondo d’investimento immobiliare che è supportato da importanti investitori istituzionali e investimenti in private equity. Questo progetto avrà un costo di oltre 7,5 miliardi di dollari al completamento entro sei anni. Bleutech Park comprenderà alloggi per la forza lavoro, uffici, spazi commerciali, residenze abitative, hotel e locali da intrattenimento, mostrando al contempo la produzione e lo stoccaggio di energia, il recupero del calore residuo, la depurazione dell’acqua, il trattamento dei rifiuti in loco e la pulizia dell’aria localizzata, introducendo un nuovo bioma ad alta tecnologia nella valle del deserto.
Uno dei partner strategici di Bleutech è il leader tecnologico Cisco.
Questo progetto darà vita a nuove tecnologie e modificherà il futuro della progettazione delle costruzioni. Gli edifici intelligenti saranno dotati di nuovi materiali autorigeneranti, generatori di energia e traspiranti.
I sistemi di pavimentazione all’interno della città cattureranno e riutilizzeranno l’energia del movimento umano, comprese le aree comuni e i parcheggi. Le risorse per il riscaldamento, il raffreddamento, l’illuminazione e l’elettricità saranno raccolte sul posto. Gli edifici di Bleutech Park saranno collegati a una più ampia rete altamente sostenibile che consentirà una riduzione del 95% del consumo di acqua importata e un’opportunità per migliorare la biodiversità.
Infine, il vetro fotovoltaico sarà standard in tutte le strutture, trasformando interi edifici esterni in singoli pannelli solari, a zero emissioni di carbonio e garantendo il 100% di indipendenza della rete.
“Bleutech crede nell’ascesa della digitalizzazione e della robotica nelle costruzioni poiché ciò aumenterà la produttività e l’efficienza”, ha affermato Bleutech Park Properties, Inc., CTIO, Bertrand Dano. Ha continuato, “La tecnologia indossabile aumenterà la sicurezza sul posto di lavoro, in particolare nel sollevamento e nella ripetizione di carichi pesanti. Crediamo nel futuro della robotica e della loro capacità di migliorare la sicurezza in cantiere e la salute dei dipendenti”. In sintesi, queste nuove tecnologie potrebbero creare una forza lavoro vicina al futuro. La robotica sarà una parte essenziale dell’ecosistema tecnologico che offre sicurezza, utilizzando la biometria e altre tecnologie all’avanguardia, arrivando così ad un livello di sicurezza in tempo reale, sia per i residenti che per i visitatori.
Restiamo in attesa di conoscere gli sviluppi di realizzazione.
sabato 3 agosto 2019
Un omaggio a un piccolo grande uomo. Sandro Piave.
A mano a mano ti accorgi che il vento
Ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso
Ma, dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l'inverno potrà mai gelare
Grazie Sandro Francesco Piave
Nel quartiere ormai lo chiamano "il sindaco", ma lui quasi si arrabbia per questa nomea perché lui della politica non gli interessa nulla.Quello che desidera è rendere più bella la periferia e unire i cittadini e ricordare il rispetto e la pacifica convivenza, regalare un sorriso una speranza...un fiore.
Sandro Francesco Piave, è nato a Casalotti. Un quartiere, dice, in cui «non mancano i problemi, ma amo questa zona e per me Roma è tutta qui, non me ne andrei mai». Per questo Piave ha pensato di fare qualcosa ogni giorno. Così ha iniziato a uscire di casa con rastrello e paletta. «Il primo obiettivo è stata la grande rotatoria di Casalotti — racconta — ho tagliato le erbacce e raccolto i rifiuti». Dopo la prima operazione decoro, come un pifferaio magico è riuscito ad attirare altri residenti e dieci fiorai hanno donato piante e arbusti per aiuole e altre rotatorie e grazie al contributo dei cittadini a potuto realizzare tutto questo.
Sandro Francesco Piave, è nato a Casalotti. Un quartiere, dice, in cui «non mancano i problemi, ma amo questa zona e per me Roma è tutta qui, non me ne andrei mai». Per questo Piave ha pensato di fare qualcosa ogni giorno. Così ha iniziato a uscire di casa con rastrello e paletta. «Il primo obiettivo è stata la grande rotatoria di Casalotti — racconta — ho tagliato le erbacce e raccolto i rifiuti». Dopo la prima operazione decoro, come un pifferaio magico è riuscito ad attirare altri residenti e dieci fiorai hanno donato piante e arbusti per aiuole e altre rotatorie e grazie al contributo dei cittadini a potuto realizzare tutto questo.
«Poi "il sindaco" Sandro ha fatto fare, sempre gratuitamente, un'insegna con la scritta "Casalotti" per dare il benvenuto a chi entra. Infine, ha iniziato a sistemare marciapiedi e antichi fontanili della zona.
«Non vogliamo sostituirci alle istituzioni ma a Roma c'è tanto da fare e i soldi bastano a malapena per le emergenze ».
Un uomo semplice e genuino che ormai è diventato un istituzione per casalotti. Ha messo tutti d'accordo. Un grazie a questo grande uomo e amico di Casalotti, questo quartiere è più bello grazie a te.
venerdì 2 agosto 2019
Infrastrutture a rischio collasso rilevabili dallo spazio
Un team di ricercatori del Jet Propulsion Lab della NASA e dell’Università di Bath ha ideato un sistema di allarme basato sul rilevamento satellitare di piccoli movimenti nei ponti e in altre strutture prima di un possibile crollo.
Il team ha raccolto i dati del radar ad apertura sintetica precisa (SAR) dalla costellazione COSMO-SkyMed dell’Agenzia spaziale italiana (ASI) e dai satelliti Sentinel-1a e 1b dell’Agenzia spaziale europea (ESA) e ha combinato tali dati con un algoritmo avanzato per sviluppare il sistema di monitoraggio.
Il sistema un giorno potrebbe essere utilizzato dai governi per offrire avvisi tempestivi sulla stabilità delle strutture o per garantire la sicurezza di grandi progetti infrastrutturali.
Per dimostrare le sue prestazioni, il team ha esaminato 15 anni di immagini satellitari del Ponte Morandi a Genova, in Italia (scarica il Pdf dello studio). Quando le immagini satellitari sono state riviste con la tecnica dei ricercatori, il team ha scoperto che anche se lo stato del ponte fosse stato segnalato prima del suo crollo, le immagini satellitari accoppiate con l’algoritmo potevano individuare quando la deformazione della struttura sarebbe avvenuta, molti mesi precedenti il crollo.
L’autore principale del Jet Propulsion Laboratory, Dr. Pietro Milillo, ha dichiarato: “La tecnica segna un miglioramento rispetto ai metodi tradizionali perché consente agli scienziati di misurare i cambiamenti con frequenza e precisione senza precedenti. Non avremmo potuto prevedere questo particolare collasso perché le tecniche di valutazione standard disponibili al momento non potevano rilevare ciò che possiamo vedere ora.”
Sebbene esistano attualmente metodi di monitoraggio strutturale che rilevano segni di movimento nelle strutture, tendono a concentrarsi esclusivamente sui luoghi in cui sono stati posizionati i sensori. Il nuovo approccio, tuttavia, è in grado di monitorare quasi in tempo reale intere strutture grazie a satelliti posizionati ad angoli diversi, raccogliendo dati sull’intera struttura piuttosto che da punti specifici lungo la struttura.
“Abbiamo dimostrato che è possibile utilizzare questo strumento, in particolare la combinazione di dati diversi provenienti dai satelliti, con un modello matematico, per rilevare i primi segni di collasso o deformazione”, ha spiegato la dott.ssa Giorgia Giardina, docente all’Università di Bath Dipartimento di Architettura e Ingegneria Civile.
La ricerca appare sulla rivista Remote Sensing. Articolo apparso su Engineering 360.
People Mover Jonio (Metro B1) - Porta di Roma
Descrizione dell'intervento
Sistema leggero "innovativo" di trasporto pubblico, completamente automatico e in sede propria, che partendo dalla stazione della metropolitana della Linea B1 di Jonio raggiunge il quartiere della Bufalotta/Porta di Roma in prossimità del GRA.
Caratteristiche del progetto
L'intervento prevede la realizzazione di un sistema leggero "innovativo" di trasporto pubblico, completamente automatico, dotato di sede propria (il tracciato ha quindi una completa separazione dagli altri sistemi di trasporto e dal traffico sia pedonale sia automobilistico) che partendo dalla stazione della metropolitana della linea B1 di Jonio raggiunge il quartiere della Bufalotta-Porta di Roma in prossimità del GRA.
Oltre alle due stazioni terminali sono previste cinque stazioni intermedie:
• Tufello
• Mercato
• Gronchi
• Vigne Nuove
• Casale Nei
Sono anche previste una serie di opere complementari quali:
• l'allargamento e riqualificazione di uno dei marciapiedi di via Scarpanto tra via delle isole Curzolane e via Gran Paradiso al fine di migliorare lo scambio tra il filobus e le stazioni della metropolitana/people mover, che diventerebbero una unica stazione;
• la risistemazione del parco Kennedy e interventi di traffic calming tesi alla parziale pedonalizzazione di via Monte Massico con opere di riqualificazione e attrezzature di arredo urbano;
• la realizzazione di un parcheggio per circa 300 p.a. su via Iacobini in prossimità del mercato;
• un parcheggio con sopraelevazione di tipo fast park in prossimità della stazione di Casal Nei per circa 700 p.a.;
• un nuovo parco lineare urbano lungo via Carmelo Bene con fermate dei bus e due parcheggi per complessivi circa 510 (270+240) p.a.;
• un nuovo soprappasso pedonale che colleghi la "piazza" interna al centro commerciale Porte di Roma con via di Settebagni consentendo così di raggiungere il palazzo dell'Agenzia delle Entrate e il nuovo tempio dei Mormoni.
La tipologia dell'impianto è il sistema Automated People Mover a fune di trazione del tipo ad "ammorsamento temporaneo e automatico". I veicoli sono collegati alla fune mediante morse ad apertura e chiusura automatica. Il moto realizzato dalla fune è continuo: nelle stazioni, i veicoli si sganciano dalla fune e possono fermarsi; quando i veicoli devono entrare in linea, dopo una breve accelerazione che consente loro di raggiungere la velocità della fune la morsa si chiude garantendo l'aggancio del veicolo che compirà il percorso alla velocità di regime. L'impianto sarà dimensionato per trasportare fino a 4.500/4.800 passeggeri ora per senso di marcia.
In termini di frequenza le cabine entreranno in stazione circa ogni 60 secondi nelle ore di punta e rimarranno in stazione per 30 sec.. Il tempo di percorrenza dell'intero percorso sarà di 12 minuti e 18 secondi.
Le vetture ospiteranno 75/80 persone, di cui 8/12 seduti e saranno in grado di ospitare sedie a rotelle, biciclette o passeggini. Si è stimato che per soddisfare la richiesta di trasporto verranno utilizzate circa 25 vetture.
Al fine di migliorare la copertura territoriale del sistema e diffonderlo vieppiù nell'ambito urbano attraversato, il progetto prevede anche la realizzazione di un ulteriore impianto autonomo strettamente collegato a quello principale, che dalla stazione Gronchi arrivi fino all'incrocio tra via Fucini e via della Bufalotta. Si tratta di circa 1.000 m di percorso la cui piattaforma infrastrutturale è in gran parte esistente in quanto predisposta all'atto della costruzione del viadotto dei Presidenti per un corridoio della mobilità. Questo impianto, sempre a fune, sarebbe del tipo ad "ammorsamento fisso" su una unica via di corsa con due vetture che si incrociano a metà percorso e con due sole stazioni, Gronchi e Fucini.
Il tempo di percorrenza sarebbe di circa 120 sec., oltre ai 30 sec. di fermata in stazione, con veicoli della stessa dimensione di quelli dell'impianto principale (75/80 persone) in grado di fornire una capacità complessivi 24 viaggi ora per complessivi 1.800/1.900 passeggeri ora per senso di marcia.
Stato delle attività
Gli studi progettuali preliminari e il progetto di fattibilità tecnico-economica sono completati.
Valore stimato dell'investimento
180 mln.
Decodificare i segnali cerebrali in parole
Questo è un vero passo verso un sistema che permetterebbe alle persone di inviare messaggi direttamente dal loro cervello.
Ora gli scienziati di San Francisco dicono di aver sfruttato questi segnali cerebrali per creare un dispositivo in grado di creare frasi complete (Esempi dei test effettuati: “Non fare i piatti sporchi di Charlie” e “Le attrezzature importanti richiedono una manutenzione adeguata”).
Ma le conseguenze potrebbero essere incredibili.
La ricerca è un passo verso un sistema in grado di aiutare le persone gravemente paralizzate a parlare e, forse un giorno, permettere a chiunque di inviare un testo direttamente dal cervello.
Una squadra guidata dal neurochirurgo Edward Changdell’Università della California, ha registrato alcuni segnali, direttamente dal cervello di cinque persone con epilessia, mentre ripetevano un elenco di 100 frasi. Successivamente il team ha analizzato al computer quei segnali registrati e li ha utilizzati per generare un discorso sintetizzato di senso. Lo strumento ascolta i nervi mentre gli organi vocali si muovono. In precedenza, i ricercatori hanno utilizzato tali segnali motori da altre parti del cervello per controllare le braccia robotiche.
“Stiamo attingendo alle parti del cervello che controllano questi movimenti e stiamo cercando di decodificare quei segnali”, dice Chang.
Questo è probabilmente il miglior lavoro svolto in questo ambito in questo momento.
Altri sforzi precedenti avevano cercato di ricostruire parole o suoni da segnali cerebrali. Nel gennaio di quest’anno, ad esempio, i ricercatori della Columbia University hanno misurato i segnali nella parte uditiva del cervello. Alcuni soggetti dovevano ascoltare un oratore che ripeteva numeri da 0 a 9. I segnali registrati erano perfettamente comprensibili, tanto da poter risalire al numero che era stato udito.
Queste interfacce cervello-computer non sono ancora sufficientemente avanzate, né abbastanza semplici
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