Roma del Futuro Roma SMART CITY.
Questa la città inteligente che sta ridisegnando la giunta Virginia Raggi.
Roma sta' riscrivendo il suo futuro, un futuro più vivibile , sostenibile inteligente (Smart)
Con strade più sicure, un mobilità di trasporto di massa all' avanguardia che non lasci nessuno indietro, pensando a tutto e a tutti, soprattutto in questo periodo difficile che ci ha fatto capire tantissime cose. Che la nostra salute è importante, che la nostra sicurezza è fondamentale e che dobbiamo vivere in una città più Smart indipendentenente da questa epidemia.
Per questo si è accelerato l'iter per la realizzazione di 150 km di ciclabili Transitorie, si sta incentivando la bike e car sharing, l'utilizzo del monopattino elettrico.
Si sta accelerando per la realizzazione di molti progetti a medio lungo termine che riguardano il pumbs (piano urbano mobilità sostenibile) con la prossima canterizzazione del tram sulla Palmiro Togliatti, le due Funivie urbane a Casalotti e Magliana, le trasformazioni in metro di superficie come la linea g termini tor vergata.
Favorire lo Smart working nella pubblica amministrazione e non solo.
Favorire la spesa a km 0.
Ma cosa fondamentale accelerare il processo della gestione virtuosa dei rifiuti.
La città Smart deve fare questo:
Ridurre la criminalità del 10% e i costi sanitari del 15%, risparmiare 4 giorni all'anno imbottigliati nel traffico e 80 litri d'acqua al giorno. Questo è quello che potrebbero fare le “città intelligenti”. A patto che smettano di essere laboratori per abbracciare tutte le potenzialità del digitale e offrire benefici più concreti ai propri abitanti.
Quali? Il report del McKinsey Global Institute “Smart cities: Digital solutions for a more livable future” ha provato a dare una risposta analizzando i progetti sviluppati in 50 città del mondo. Risultato: grandi potenzialità, ma tanto, tantissimo lavoro da fare.
Sicurezza pubblica
L’utilizzo di applicazioni intelligenti potrebbe ridurre le vittime di incidenti urbani dell’8-10%. In altre parole, una città ad alto tasso di criminalità con milioni di abitanti, come Rio de Janeiro, potrebbe salvare fino a 300 vite ogni anno. Un maggior utilizzo di strumenti tecnologici da parte delle forze dell’ordine, come una mappatura in tempro reale dei reati e sistemi di sicurezza domestici intelligenti potrebbe ridurre del 30-40% alcuni reati come rapine e aggressioni.
Sicurezza significa anche soccorsi efficienti: sistemi evoluti per la gestione degli interventi e sincronizzazione dei semafori potrebbero ridurre i tempi di risposta del 20-35%. Alcune applicazione suggeriscono non solo il percorso più veloce, ma anche quello più sicuro in base alla destinazione.
Tempo e traffico
Le città potrebbero utilizzare le tecnologie intelligenti per ridurre i tempi di trasporto del 15-20%, restituendo così a ciascun lavoratore fino a 15-30 minuti di tempo per ogni giorno lavorativo. Che alla fine dell'anno significa 2-4 giorni in meno passati nel traffico o sui mezzi pubblici.
Le soluzioni di questo tipo sono tante. Le più immediate sono le app che correggono in tempo reale il percorso per calcolare il più agevole. Installare sensori lungo strade e infrastrutture darebbe nuove informazioni sulla loro manutenzione, per intervenire al momento giusto e minimizzare disagi e ingorghi.
Raccogliere dati sul trasporto pubblico significa anche ricevere indicazioni per studiare rotte e linee ottimali. Oppure per perfezionare la gestione del budget a disposizione, con interventi mirati. Anche i sistemi di pagamento digitali fanno la loro parte. In città come Londra e Houston si sperimenta l'abolizione dei biglietti per bus e metro con sistemi di accesso digitalizzati. A Helsinki, l'app Whim rappresenta una sorta di abbonamento evoluto, che per un fisso mensile permette di accedere a tutti i mezzi e anche a un numero definito di corse in taxi e ride-sharing.
Salute
Il report dimostra che le città, oggi associate a inquinamento e stress, potrebbero diventare catalizzatrici di uno stile di vita più sano. Potrebbero utilizzare le tecnologie intelligenti per ridurre il costo della sanità dell’8-15%. Grazie all’utilizzo dei dati, le città nei Paesi in via di sviluppo potrebbero ad esempio migliorare il sistema di monitoraggio delle malattie infettive.
E in quelle più ricche, il digitale può facilitare un auto-monitoraggi, in diretta connessione con ospedali e medici. A Louisville, in Kentucky, ad esempio, vengono raccolti i dati grazie a sensori contenuti negli inalatori usati per l'asma. Le informazioni si traducono in consigli personalizzati per prevenire gli attacchi.
Ambiente
Le città possono utilizzare una serie di applicazioni intelligenti per ridurre le emissioni del 10-15%, risparmiare 25-80 litri di acqua a persona al giorno (individuando gli sprechi grazie a sensori e analisi dei dati), ridurre i rifiuti solidi non riciclati di 30-130 kg per ciascun abitante ogni anno (ad esempio con un sistema di rilevazione individuale che penalizzi chi produce più rifiuti) e ridurre gli effetti negativi dell’inquinamento dell’aria sulla salute dell’8-15%. Il report rileva che l’attuale generazione di applicazioni per le smart city potrebbe aiutare le città a compiere significativi o moderati progressi nel raggiungimento del 70% degli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dalle Nazioni Unite.
Si fa presto a dire smart
Lo studio rileva che persino le città più avanzate del pianeta in termini di utilizzo di soluzioni digitali, come Singapore, New York, Seoul, Stoccolma e Amsterdam, non sono così intelligenti quanto potrebbero. Nessuna città supera infatti i due terzi del pieno potenziale delle soluzioni smart già oggi disponibili. Bicchiere mezzo vuoto: c'è tanto lavoro da fare. Bicchiere mezzo pieno: le opportunità per migliorare sono enormi.
“L’installazione delle nuove tecnologie nei sistemi infrastrutturali delle città non è un processo semplice e immediato”, ha affermato Jonathan Woetzel, senior partner di McKinsey a Shanghai e direttore del McKinsey Global Institute. “L’integrazione dell’innovazione intelligente aiuta utenti e fornitori di servizi a prendere decisioni migliori e a ridurre le inefficienze. In sostanza, aiuta le persone a ottenere i servizi che desiderano, nei tempi e nelle modalità che preferiscono”.
Non è solo un tema tecnologico ma anche culturale. McKinsey ha condotto indagini in tutte le 50 città considerate, per valutare l’opinione dei residenti sulle smart city. Le reazioni sono state “sorprendentemente tiepide” in Europa e in altre città ad alto reddito, mentre sono emersi livelli inattesi di consapevolezza e utilizzo nelle città cinesi. “L’Asia – afferma il report - con la sua giovane popolazione di nativi digitali e le problematiche urbane da risolvere, svolgerà un ruolo fondamentale nel plasmare il futuro delle città intelligenti”. E non solo. Perché “plasmare le città” significa anche cambiare le imprese.
Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero. ( Albert Einstein )
sabato 30 maggio 2020
mercoledì 27 maggio 2020
Giulia Zaffagnini, La Prof che a Bordo del suo Vecchio Volkswagen Fa Lezione Sotto Casa degli Alunni Senza Internet
Una giovane docente di Faenza, la 26enne Giulia Zaffagnini, ha deciso di utilizzare il suo camper – da lei ribattezzato Jolly – per aiutare gli studenti in difficoltà nel periodo del Covid-19.
In aula Giulia si sarebbe dovuta occupare di alcuni studenti delle medie extracomunitari che, con la didattica a distanza, hanno avuto naturalmente più problemi. Giulia allora ha avuto l’idea di andare sotto le loro case con il camper per fare lezione almeno una volta alla settimana.
La giovane prof spiega: “Facevo già didattica uno a uno e questo di sicuro ha agevolato la creazione del progetto, ma se fossi una docente curricolare forse con una classe di venti ragazzi non sarebbe possibile. Con loro la didattica online aveva dei gap veramente molto ampi“. I suoi ragazzi, chiaramente, seguono anche le altre lezioni on line. Giulia continua: “I riscontri che ho avuto da parte loro sono stati molto positivi, perchè mi hanno detto di essere un po’ stanchi di ritrovarsi tante ore davanti al computer. La cosa principale che mi ha fatto scattare l’idea è stato che di solito in presenza, per spiegare una cosa, ci metto dieci minuti, mentre con la didattica online ci ho messo anche un’ora intera. Quindi principalmente tutto è nato dalla frustrazione, mia e dei ragazzi, data da un momento di emergenza come quello attuale. Quando uno è in difficoltà forse riesce a trovare delle soluzioni a queste difficoltà. Tutti gli insegnanti, secondo me, hanno avuto il loro ruolo in questo periodo e sorridendo a volte mi viene da dire quasi grazie a questa emergenza che mi ha dato modo di svilupparmi a livello creativo.“
E conclude: “Questa idea mi è venuta pensando ovviamente alla mia situazione personale quindi vorrei fare un appello a tutti gli insegnanti: magari tante volte non ce ne rendiamo conto, ma un’idea creativa può essere dietro l’angolo e possiamo semplicemente provare a metterla in pratica, chiedendo se si può fare. Dobbiamo renderci conto che a volte una piccola idea può cambiare tanto ai ragazzi“.
martedì 12 maggio 2020
Trovata la cura per annientare da subitoCovid-19, le molecole killer del virus:
Se è vero che dalle difficoltà nascono le più importanti opportunità, l’Italia ne ha una grossa proprio qui sotto il naso. Un’opportunità che potrebbe mettere addirittura fine alla più grave pandemia del secolo e che in cambio richiede un investimento esiguo. Specialmente se paragonato al potenziale risultato, cioè una cura contro il Covid-19 in tempi ragionevoli. Molto più ragionevoli dell’anno e mezzo che richiederà, nella migliore delle ipotesi, lo sviluppo di un vaccino. Infatti, da una lunga collaborazione, diventata con il tempo un’amicizia, tra il genetista Giuseppe Novelli dell’Università Tor Vergata di Roma e Pier Paolo Pandolfi dell’Harvard Medical School di Boston, sono spuntate fuori nuove «molecole killer» per il Sars-Cov2.
LE MOLECOLE
«In particolare, sono due anticorpi monoclonali che hanno la capacità di impedire al nuovo coronavirus di entrare nella cellula e infettarla», spiega Novelli. Le due molecole sono state individuate tra le migliaia presenti in una delle biobanche più importanti del mondo, quella canadese dell’Università di Toronto. «Questa enorme libreria biologica contiene molte molecole diverse, ognuna delle quali “disegnate” al computer con lo scopo di riconoscere uno specifico bersaglio e, una volta ingegnerizzate in laboratorio, pronte per essere testate in clinica», dice Novelli. «Due anticorpi selezionati - continua - riconoscono in maniera specifica una porzione della proteina “spike” del nuovo coronavirus, cioè la chiave d’accesso con cui può entrare nelle cellule. Le due molecole intervengono specificatamente su questa “chiave”, la modificano e la rendono inutilizzabile da parte del nuovo coronavirus».
«In particolare, sono due anticorpi monoclonali che hanno la capacità di impedire al nuovo coronavirus di entrare nella cellula e infettarla», spiega Novelli. Le due molecole sono state individuate tra le migliaia presenti in una delle biobanche più importanti del mondo, quella canadese dell’Università di Toronto. «Questa enorme libreria biologica contiene molte molecole diverse, ognuna delle quali “disegnate” al computer con lo scopo di riconoscere uno specifico bersaglio e, una volta ingegnerizzate in laboratorio, pronte per essere testate in clinica», dice Novelli. «Due anticorpi selezionati - continua - riconoscono in maniera specifica una porzione della proteina “spike” del nuovo coronavirus, cioè la chiave d’accesso con cui può entrare nelle cellule. Le due molecole intervengono specificatamente su questa “chiave”, la modificano e la rendono inutilizzabile da parte del nuovo coronavirus».
L’idea è quella di somministrare l’anticorpo ai malati in modo da impedire al virus di continuare a replicarsi nelle cellule e quindi di sopravvivere all’interno dell’organismo dell’ospite. Insomma, si tratta di un modo efficace per «sfrattare» Sars-Cov2 dal malato, cambiando la serratura che gli ha permesso di entrare all’inizio. Per quanto complicato possa sembrare, lo sviluppo di una cura di questo tipo è il massimo di quello che possiamo avere a portata di mano. «In realtà, gli anticorpi monoclonali già ce li abbiamo, quello che serve ora è sperimentarli sui malati», precisa Novelli. E, a differenza dei candidati vaccini attualmente in fase di sperimentazione, i test sugli anticorpi e la loro produzione richiedono tempi brevi. All’Italia viene quindi offerta su un piatto d’argento l’opportunità di partecipare da protagonista a questa grande impresa.
«La nostra idea è quella di iniziare con la sperimentazione clinica di fase 1 e 2 in contemporanea con gli Stati Uniti, il Canada e l’India, cioè tutti gli altri paesi che stanno partecipando a questa grande collaborazione», spiega Novelli. Quello che viene richiesto al nostro paese è di sostenere la sperimentazione accademica in 2-3 centri italiani, tra cui Tor Vergata e lo Spallanzani. Si tratterebbe di un investimento ragionevole, considerato che il grosso, lo sviluppo delle molecole, è già stato fatto. «Per il nostro paese significherebbe poter avere un vantaggio straordinario nell’accesso a una cura contro il Covid-19», sottolinea Novelli. Potremmo cioè essere tra i primi a beneficiarne e non nel giro di un anno o più, ma solo di pochi mesi.
L’EFFICACIA
«Se tutto filerà liscio potremmo iniziare la sperimentazione a fine giugno o agli inizi di luglio», riferisce Novelli. «E visto che il farmaco verrà testato sui malati, e non su persone sane come il vaccino, potremmo avere risposte sull’efficacia in tempi eccezionalmente brevi», aggiunge. Nel frattempo ci sarebbero all’incirca un’altra cinquantina di gruppi di ricerca in tutto il mondo che stanno lavorando sempre alla ricerca di anticorpi monoclonali efficaci contro il nuovo coronavirus. Una forma di «concorrenza» che però fa bene alla causa.
«Se tutto filerà liscio potremmo iniziare la sperimentazione a fine giugno o agli inizi di luglio», riferisce Novelli. «E visto che il farmaco verrà testato sui malati, e non su persone sane come il vaccino, potremmo avere risposte sull’efficacia in tempi eccezionalmente brevi», aggiunge. Nel frattempo ci sarebbero all’incirca un’altra cinquantina di gruppi di ricerca in tutto il mondo che stanno lavorando sempre alla ricerca di anticorpi monoclonali efficaci contro il nuovo coronavirus. Una forma di «concorrenza» che però fa bene alla causa.
sabato 9 maggio 2020
Coronavirus Roma, menù sul telefonino e disinfettante al tavolo. «Ecco i nuovi ristoranti»
Sulle tavole ci saranno piccoli flaconcini di gel igienizzante oppure salviette monouso per poter disinfettare le mani dopo aver sfogliato i menù laddove gli esercenti non provvedano tutti a crearne di virtuali, consultabili sullo smartphone. I camerieri indosseranno le mascherine o le visiere mentre le barriere in plexiglass - al momento non obbligatorie - saranno usate solo in quei casi in cui il distanziamento tra commensali deve essere maggiormente garantito perché a una tavola non siede una famiglia o una coppia di coniugi o fidanzati ma una comitiva di amici. Sono pronti a ripartire i ristoranti della Capitale.
venerdì 1 maggio 2020
PERCHÈ IL BATTITO D'ALI DI UN PIPISTRELLO HA RINCHIUSO IL MONDO DENTRO CASA
Perché gli esseri umani sono responsabili delle pandemie.
1 maggio 2020
Il covid-19 sta causando una crisi senza precedenti, ma questa non è la prima pandemia che il mondo ha affrontato e non sarà l’ultima. La storia recente mostra un aspetto comune tra le malattie infettive che si sono diffuse nel ventesimo secolo, come l’influenza aviaria e l’aids, e cioè che si trasmettono dagli animali agli esseri umani.
Com’è possibile che questi virus, spesso di origine selvatica, riescano a contagiarci? Per un numero crescente di scienziati e ricercatori, la colpa è della nostra specie, che inseguendo un modello di sviluppo insostenibile ha sconvolto gli ecosistemi della natura.
Il video di Le Monde.
giovedì 30 aprile 2020
"Il vaccino contro il coronavirus pronto a settembre". L'annuncio della Irbm di Pomezia
I tempi per il vaccino "sono legati a mille variabili - evidenzia Di Lorenzo -. Quello che si può dire, è che in questo momento sono in corso i test clinici sull’uomo, su 520 volontari sani e si sta già predisponendo la partenza di un test clinico su 3000 volontari sani. Noi siamo molto attivi nel produrre e distribuire le dosi necessarie di vaccino alla sperimentazione, e se questi test daranno un responso positivo, entro fine settembre potremmo avere il vaccino".
"Noi abbiamo già quadruplicato la nostra capacità produttiva e nel giro di 4 mesi la decuplicheremo ulteriormente - prosegue Di Lorenzo -. E come noi, altri attori chiamati a collaborare. Ma tenga presente che noi parliamo di centinaia di migliaia di dosi a fronte di un’esigenza, quando il vaccino venisse approvato, di miliardi". Sui tempi, evidenzia ancora Di Lorenzo, "si dovrà esercitare la leadership della AstraZeneca", che con l’Università di Oxford ha annunciato l’accordo per lo sviluppo e la distribuzione globale del potenziale vaccino. La collaborazione Oxford-AstraZeneca "mira a portare ai pazienti il potenziale vaccino noto come ChAdOx1 nCoV-19, si legge in una nota, in fase di sviluppo presso il Jenner Institute e Oxford Vaccine Group, presso l’Università di Oxford". In base all’accordo, AstraZeneca sarebbe responsabile dello sviluppo e della produzione e distribuzione mondiale del vaccino.
martedì 28 aprile 2020
Vaccino pronto a settembre. I ricercatori dell’Università di Oxford sono a un passo dalla svolta che il mondo attende. Gli scienziati del team internazionale al lavoro contro il coronavirus nell’ateneo del Regno Unito comunicano che milioni di dosi di vaccino saranno pronte per l’inizio dell’autunno se entro un mese ne verranno confermate l’efficacia e la sicurezza riscontrate sulle scimmie.
domenica 26 aprile 2020
Snowden, tracciabilità Internet è pericolosa come l'atomica
TRONDHEIM (NORVEGIA) - "Se non fermiamo l'attuale processo di manipolazione e tracciamento di massa, il costo sociale sarà enorme e forse irreversibile". E' l'allarme lanciato da Edward Snowden, l'informatico e attivista statunitense che ha dato il via al Datagate, in collegamento video da Mosca in occasione dell'apertura del festival internazionale delle scienze 'The Big Challenge 2019' organizzato a Trondheim, in Norvegia, dall'Università norvegese per la scienza e la tecnologia (Utnu).
"Il desiderio umano di interagire e cooperare è stato trasformato in un sistema totalitario di controllo sociale" ha incalzato Snowden. "Internet è in grado di connettere tutto il mondo senza confini, però è stato corrotto, come l'applicazione della fisica nucleare è stata rubata alla medicina e impiegata per costruire la bomba atomica". Secondo Snowden, questo controllo di massa si manifesta oggi in primis con "l'accesso e la vendita di dati personal da parte di soggetti privati" che "insieme ai governi di certi Paesi" sono così in grado di "influenzare perfino le elezioni delle nostre democrazie". Secondo l'ex agente della National Security Agency (NSA) americana, l'unica soluzione oggi consiste nel "cambiare il mondo, rendendolo pericoloso per quelli che limitano la nostra libertà".
"Il desiderio umano di interagire e cooperare è stato trasformato in un sistema totalitario di controllo sociale" ha incalzato Snowden. "Internet è in grado di connettere tutto il mondo senza confini, però è stato corrotto, come l'applicazione della fisica nucleare è stata rubata alla medicina e impiegata per costruire la bomba atomica". Secondo Snowden, questo controllo di massa si manifesta oggi in primis con "l'accesso e la vendita di dati personal da parte di soggetti privati" che "insieme ai governi di certi Paesi" sono così in grado di "influenzare perfino le elezioni delle nostre democrazie". Secondo l'ex agente della National Security Agency (NSA) americana, l'unica soluzione oggi consiste nel "cambiare il mondo, rendendolo pericoloso per quelli che limitano la nostra libertà".
sabato 25 aprile 2020
INIETTATA AD UNA SCIENZIATA ITALIANA LA PRIMA DOSE DI VACCINO CONTRO IL COVID-19
La prima dose è stata iniettata giovedì scorso ad una ricercatrice 34enne, di nome Elisa GRANATO.
(foto BBC)
La notizia si sta diffondendo ciclopicamente su Media e Social Network.
Tale vaccino, messo a punto dai ricercatori dell’Istituto Jenner dell’Università di Oxford, guidati dalla dottoressa Sarah GILBERT ed in collaborazione con il Laboratorio italiano di Pomezia Advent-Irbm, sembra essere tra i più promettenti.
La microbiologa ha deciso di testare il vaccino su se stessa, dopo essere stata scelta tra altri ottocento candidati che si erano offerti volontari.
Alla rete BBC così ha commentato:
“Sono una scienziata, quindi volevo provare a supportare il processo scientifico in ogni modo possibile.
Personalmente ho molta fiducia in questo vaccino”.
Speriamo bene.
Elisabetta Ciavarella
venerdì 24 aprile 2020
Vaticano dona un miliardo di Euro per i Poveri
Un aiuto straordinario della Chiesa italiana per sostenere persone e famiglie in situazioni di povertà o di necessità, enti e associazioni che operano per il superamento dell’emergenza provocata dalla pandemia, enti ecclesiastici in situazioni di difficoltà.
Ruota attorno a queste destinazioni la somma che la presidenza della Cei – sentite tutte le Conferenze Episcopali Regionali – stanzia per contribuire a far fronte alle conseguenze sanitarie, economiche e sociali provocate dal Covid-19.
Si tratta di un importo straordinario di 200 milioni di euro, provenienti dall’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica e recuperati dalla finalità a cui erano stati destinati, essenzialmente l’edilizia di culto. Di questi, 156 milioni sono ora ripartiti, in modo proporzionale, fra tutte le Diocesi.
L’erogazione avverrà entro fine aprile e impegna a un utilizzo di tali risorse entro il 31 dicembre 2020; la rendicontazione - che dovrà essere inviata alla Segreteria Generale della Cei entro il 28 febbraio 2021 - si atterrà al dettato concordatario (Legge 222/85) e ai criteri di trasparenza, rafforzati dall’Assemblea Generale del maggio 2016.
Tenuto conto delle differenti situazioni esistenti sul territorio nazionale, le modalità di tale rendicontazione non seguiranno la griglia predisposta per i fondi ordinari, ma dovranno specificare: i soggetti destinatari delle erogazioni, le causali, le somme erogate, i relativi giustificativi - secondo prassi - delle attività sostenute.
L'intervento di oggi è solo l'ultimo di una serie di provvedimenti presi dalla Cei per stare a fianco della popolazione nel momento drammatico dell'emergenza Covid-19, tra i quali complessivamente 22,5 milioni per ospedali e assistenza alle famiglie bisognose, 6 milioni per l'Africa e i Paesi più poveri.
Altri 800 milioni di euro proveranno dalla vendita di titoli della segreteria di stato.
Per arrivare a un miliardo di euro di aiuti [..]
Roma 5G, installati 200.000 lampioni/antenne-wireless. Ignorato l’appello dei medici.
Roma 5G, installati 200.000 lampioni/antenne-wireless. Ignorato l’appello dei medici. Panico sui social: “Ci uccideranno!” E la Basilicata?
LED (1)
di Maurizio Martucci
Infrastruttura d’avanguardia, dicono, ‘per rendere le città più vivibili’. Nell’Era Elettromagnetica, per le ‘Digital City’ li chiamano ‘Smart Lighting’, spacciati come valore aggiunto sui bisogni consumeristici dei cittadini. Non sono più i normali lampioni della luce di una volta, accusati di sprecare troppa energia, ma ‘sistemi di telecontrollo dell’illuminazione pubblica e monitoraggio digitale’ a LED pensati per la sensoristica, videosorveglianza, controllo e monitoraggio del traffico locale, ma soprattutto mini-antenne Wi-Fi, tecnologia powerline da microonde millimetriche del 5G con l’aiuto della fibra ottica: passando sotto ogni lampione, li trasforma in un amplificatore wireless. S’attiveranno appena entrerà a regime il 5G.
l’invasione d’antenne ancora in via sperimentale, così come anticipato nel mio ultimo libro d’inchiesta ‘Manuale di autodifesa per elettrosensibili’ (Terra Nuova Edizioni), non irradierà quindi solo dai tetti dei palazzi (come per le stazioni radio base di 2G, 3G e 4G, già 60.000 in tutta Italia), bensì dai riconvertiti lampioni della luce, uno ogni manciata di metri, praticamente ovunque. Copertura totale dell’intero territorio nazionale, l’obiettivo è pel 2025, ogni area del paese (non solo città metropolitane, ma pure comuni, paesini di provincia, campagne, parchi e aree naturali protette, strade, autostrade, aeroporti e porti) sarà quindi avvolta da un’inedita cappa elettromagnetica senza precedenti nella storia dell’umanità, con la sovrapposizione ubiquitaria di insidiose radio frequenze multiple e cumulative (dal 2011 nella black list, agenti dannosi per la salute pubblica) per cui ampia parte della ricerca medico-scientifica chiede all’Organizzazione Mondiale della Sanità un’urgente revisione nella classificazione degli agenti cancerogeni
giovedì 23 aprile 2020
Il Covid 19 che ha paralizzato il mondo intero non è il famigerato killer che ci hanno raccontato, ma un virus facilmente neutralizzabile se preso in tempo, prima che provochi danni irreparabili. A sostenerlo un cardiologo dell’ospedale Beato Matteo di Pavia il quale spiega il perché e annuncia che al più presto si potrà riaprire tutto: “Il vaccino può arrivare con calma”.
di Peppe Papa
Forse qualcuno dovrebbe chiedere scusa. A cominciare da quei soloni in camice bianco che hanno occupato militarmente h24 gli schermi della Tv, la politica inetta al tempo del populismo imperante penzolante dalle loro labbra e un’informazione pigra e mainstream che in questa circostanza ha dato il peggio di sé.
Il Covid 19 che ha paralizzato il mondo intero non è il famigerato killer che ci hanno raccontato, ma un virus facilmente neutralizzabile, se preso in tempo prima che provochi danni irreparabili, semplicemente contrastandolo con medicinali “vecchi e che costano poco”.
In sostanza, la causa della patologia polmonare che va sotto il nome di polmonite interstiziale è dovuta “allo svilupparsi di una coagulopatia” innescata dal virus che provoca trombi venosi i quali impediscono l’arrivo di ossigeno ai polmoni. Pertanto la ventilazione in terapia intensiva diventa inutile, se non addirittura dannosa.
La notizia, in verità preceduta in sordina da altre testimonianze simili di alcuni medici scarsamente prese in considerazione perché sovrastate dal clamore della pandemia e dai conseguenti provvedimenti assunti dalle istituzioni statali, a partire da quelle italiane, sul modello cinese da ove tutto è cominciato, è stata diffusa con un post su Fb in un gruppo chiuso di medici da un cardiologo del reparto di cardiologia dell’ospedale Beato Matteo di Pavia, rimasto anonimo per via delle sanzioni disciplinari a cui sarebbe andato incontro per aver diffuso “notizie non istituzionalizzate”. La testimonianza lascia basiti e ha il merito di aver strappato il velo delle ipocrisie che hanno precipitato il pianeta in una emergenza dalle proporzioni bibliche.
“Non vorrei sembrarvi eccessivo – ha scritto il cardiologo – ma credo di aver dimostrato la causa della letalità del coronavirus. Al Beato Matteo ci sono due cardiologi che girano su 150 letti a fare ecocardio con enorme fatica e uno sono io. Fatica terribile! Però, di quello che alcuni supponevano, ma non ne riuscivano a essere sicuri, ora abbiamo i primi dati”.
La gente, in pratica, “va in rianimazione per tromboembolia venosa generalizzata soprattutto polmonare”. “Se così fosse – ha sottolineato – non servono a niente le rianimazioni e le intubazioni perché innanzitutto devi sciogliere, anzi prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve. Infatti muoiono 9 su 10. Perché il problema è cardiovascolare, non respiratorio. Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità”.
L’aria non arriva ai polmoni, hai voglia a ventilare. La conferma a quanto sostenuto dal professionista è arrivata anche dalle autopsie effettuate sui corpi di alcuni deceduti nel bergamasco prima della cremazione, i cui risultati sono stati inspiegabilmente non divulgati con la stessa enfasi con la quale, in questi giorni, si discetta dei vari problemi e soluzioni legati all’emergenza sanitaria.
Ma Perché si formano trombi? “Perché l’infiammazione come da testo scolastico – ha spiegato ancora lo specialista – induce trombosi attraverso un meccanismo fisiopatologico complesso ma ben noto. Contrariamente a quello che la letteratura scientifica, soprattutto cinese, diceva fino a metà marzo era che non bisognava usare antinfiammatori. Ora in Italia si usano antinfiammatori e antibiotici (come nelle influenze) e il numero dei ricoverati crolla”.
“Molti morti, anche di 40 anni – ha proseguito – avevano una storia di febbre alta per 10-15 giorni non curata adeguatamente. Qui l’infiammazione ha distrutto tutto e preparato il terreno alla formazione dei trombi. Perché il problema principale non è il virus, ma la reazione immunitaria che distrugge le cellule dove il virus entra. Infatti nei nostri reparti Covid non sono mai entrati malati di artrite reumatoide, perché fanno il cortisone, un potente antinfiammatorio”.
Un’intuizione che in Italia aveva avuto per primo l’oncologo, Paolo Ascierto del Pascale di Napoli il quale, ai suoi pazienti ammalati di Covid, fin da subito aveva somministrato un potente antinfiammatorio usato proprio per l’artrite reumatoide (Tocilizumab ) ottenendo risultati strabilianti anche su soggetti già intubati, ma che gli procurò accuse di ciarlataneria in diretta televisiva da parte del ‘luminare’ del Sacco di Milano, Massimo Galli. Lo stesso che, insieme all’altra star della tv e collega virologo, Roberto Burioni aveva sentenziato, prima che accadesse il patatràc, che in Italia il rischio virus fosse zero: poi abbiamo visto com’è andata a finire.
La cura Ascierto, in seguito protocollata dall’Aifa, cui si sono andati ad aggiungere farmaci della stessa famiglia sperimentati da altri medici, è diventata la profilassi utilizzata dalla medicina di base, quella che in tutta questa vicenda è stata trattata da Cenerentola mandando al massacro gli operatori e che invece si sta dimostrando fondamentale, riducendo le ospedalizzazioni curando i pazienti nelle loro case e evitando il rischio trombotico.
“Per me si può tornare a giocare e riaprire le attività commerciali – ha concluso il cardiologo – via la quarantena. Non subito. Ma il tempo di pubblicare questi dati, il vaccino può arrivare con calma”.
Resta il fatto che qualcuno dovrà rispondere di questo madornale errore di valutazione che ha provocato miglia di morti e la completa paralisi del Paese imposta da una classe dirigente incapace. E non è ancora finita.
mercoledì 22 aprile 2020
Coronavirus, Iss: materiale genetico di Covid-19 nelle fogne di Roma. I topi possono trasmettere il virus.
Dopo Parigi, anche a Milano e Roma tracce del materiale genetico del SarsCov2 (Rna) sono state ritrovate nelle acque di scarico, che possono essere dunque considerate un indicatore dei focolai epidemici di Covid-19. Lo dimostra uno studio condotto dall'Istituto superiore di sanità (Iss), che rileva come in ogni caso non vi sia alcun rischio per la salute umana.
Il materiale genetico Rna del virus SarsCov2, spiega l'Iss, può essere dunque trovato nelle acque di scarico, permettendo quindi di usare questo tipo di campionamenti come 'spià della presenza di un focolaio epidemico. Lo studio è stato condotto a Roma e Milano dal gruppo guidato da Giuseppina La Rosa del Reparto di Qualità dell'Acqua e Salute Del Dipartimento Ambiente e Salute dell'Iss, e sarà pubblicato a breve.
«Abbiamo selezionato e analizzato per la ricerca del virus, un gruppo di 8 campioni di acque di scarico raccolti dal 3 al 28 febbraio a Milano e dal 31 marzo al 2 aprile a Roma - spiega La Rosa -. In 2 campioni raccolti nella rete fognaria della zona Occidentale e Centro-orientale di Milano è stata confermata la presenza di RNA del nuovo coronavirus. Nel caso di Roma, lo stesso risultato positivo è stato riscontrato in tutti i campioni prelevati nell'area orientale della città. Stiamo ora estendendo la ricerca ad altri campioni di acque di scarico provenienti da una rete di raccolta in diverse regioni, costruita negli anni nell'ambito di un progetto finanziato dal Centro Nazionale di prevenzione e Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute».
Il virus può essere trasmesso dai Ratti infetti presenti nelle fogne [..]
Coronavirus Covid-19: Roma, a Casalotti parrocchia, associazioni e forze dell’ordine aiutano le famiglie in difficoltà
Oltre 350 famiglie sono state raggiunte in tre settimane dalla distribuzione alimentare per nuclei in difficoltà economica partita nel quartiere romano periferico di Casalotti. “L’iniziativa è nata da tre ragazzi e si è presto allargata all’associazione ‘Operativi per l’ambiente’ – racconta al Sir padre Aurelio D’Intino, parroco della chiesa delle Sante Rufina e Seconda, nella diocesi di Porto-Santa Rufina –. Se inizialmente il punto di raccolta per i viveri era un negozio della zona, poi hanno chiesto ospitalità alla parrocchia, che ha disponibilità di locali al momento vuoti.
Così si è iniziata una collaborazione strutturata anche con la Caritas parrocchiale e il sostegno di Carabinieri e Polizia locale del XIII Municipio”. Tre volte a settimana, si fa la distribuzione dei pacchi a domicilio o le famiglie si recano in parrocchia per ritirarli. I viveri arrivano dalla Caritas diocesana, tramite il Banco alimentare, da donazioni di privati e associazioni. Tra loro, anche un gruppo di ragazzi egiziani: “Si sono riuniti in un’associazione che hanno chiamato ‘L’amore di Dio’ e in due settimane hanno donato tre quintali di frutta – riferisce padre D’Intino –. ‘Siamo qui da vent’anni per lavorare e per noi è giusto così’, mi hanno detto”. “Speriamo che la situazione sia momentanea: il virus ha messo in ginocchio molte famiglie che prima dovevano pagare l’affitto e ora non riescono a comprare da mangiare e temono di non riuscire a rialzarsi. Il nostro è un quartiere di periferia con molti disagi, però la gente è solidale nel momento del bisogno”, conclude il parroco.
martedì 21 aprile 2020
Il virus tende ad autoestinguersi
Francesco Le Foche immunologo del Policlinico Umberto I di Roma parla della situazione legata al Coronavirus in Italia: "Le persone che hanno necessità di terapie intensive sono diminuite, quindi la situazione è in miglioramento. Nei luoghi di eccelenza, come la Lombardia e il Piemonte, il sistema sanitario nazionale è stato molto stressato, nelle altre regioni meno, ma ora per fortuna si è decompresso
TZUNAMI E' PASSATO - "Il virus tende ad autospegnersi, come la Sars, come una morte programmata. Non voglio dare false illusioni, ma i coronavirus hanno fasi pandemiche e poi queste si riducono. Quindi secondo me la vita sarà come prima, magari non subito, ma si tornerà a una vita normale. Noi speriamo molto nel vaccino ma ci vorranno ancora 10 mesi o un anno per averlo. Quello che abbiamo imparato ci aiuterà a stringere al massimo questo virus e permetterci che faccia in modo a non fare del male alla popolazione. Ormai lo tzunami è passato" [..]
domenica 19 aprile 2020
Il vaccino italiano è pronto...
“Il vaccino italiano è pronto per essere testato sull'uomo”, raccontano Piero Di Lorenzo e Carlo Toniatti di Advent IRBM. “A fine mese manderemo il primo lotto del vaccino - prodotto a Pomezia - a Oxford dove stanno reclutando 550 volontari sani”. Si tratta di un bel passo in avanti nella battaglia contro il Covid-19. A settembre, secondo le parole di Di Lorenzo, si sapranno gli effetti del vaccino (che non è nocivo sull’uomo).
Entro Dicembre potrà potranno essere prodotte le prime 300 milioni di dosi da utilizzare su personale medico e infermieristico e entro la fine del 2021 su tutta la popolazione mondiale [..]
venerdì 3 aprile 2020
Riaprono i musei vaticani e Alberghi, Ristoranti, Bar a partire dalla seconda decade di Maggio.
Dopo la fase restrizioni per il contenimento del covid19, che con l'ultimo decreto legge firmato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, che proroga fino al 13 Aprile la chiusura, come confermano i dati la curva epidemiologica ha raggiunto il picco, e a breve inizierà la fase discendente.
La città stato Vaticano sta attuando il piano per far riaprire gradualmente i musei vaticani e la Basilica di San Pietro.
Se tutto andrà bene, come gli scienziati continuano a ripetere, si potrà lentamente riprendere in qualche modo la vita sociale e lavorativa. Ma ciò non toglie che la soglia di guardia sarà abbassata. La riapertura dei musei vaticani è prevista per la seconda decade di maggio, si sta in questi giorni pianificando le procedure di ingresso per non creare assembramenti, e per predisporre dei controlli scrupolosi della temperatura corporea a ogni visitatore.
Con questo virus bisognerà conviverci per ancora diverso tempo, ma si deve, sempre tutelando la salute dei cittadini, riaprire. Per la seconda decade di maggio potrebbero riaprire alberghi, ristoranti bar, e riducendo restrizioni degli spostamenti il comparto turistico cercherà di riprendersi gradualmente, sarà una ripresa lenta, ma come ha accennato il presidente del consiglio Giuseppe Conte siamo nella fase uno il che prevede il contenimento del virus, la fase due quella sola elencata è la lenta ripresa delle attività sociali e lavorative, la terza è la più complessa è la fase della ricostruzione..
sabato 28 marzo 2020
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mercoledì 9 ottobre 2019
"Gesù non è affatto Dio' Confidenza di Papa Francesco a Scalfari
Ciò che riportiamo da La Repubblica di oggi – 9 ottobre 2019, Anniversario della nascita al Cielo di S. S. Pio XII – non ha bisogno di commento. Ci scusiamo anche solo per citare queste eresie ma oportet ut scandala eveniant.
In attesa degli sviluppi ci limitiamo a riportare le dichiarazioni di Eugenio Scalfari, interlocutore confidenziale di Francesco al punto di aver dato alle stampe e in dialogo con lui un noto libro.
Ecco il testo apparso oggi sul quotidiano:
Chi ha avuto, come a me è capitato più volte, la fortuna d’incontrarlo e di parlargli con la massima confidenza culturale, sa che papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo.
Quando mi è capitato di discutere queste frasi papa Francesco mi disse: «[Queste frasi, ndRS] Sono la prova provata che Gesù di Nazareth una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virù, non era affatto un Dio»
sabato 28 settembre 2019
Ai Pioppi: a Treviso il luna park nel bosco a elettricità zero
Un Luna Park a elettricità zero, una vera e propria alternativa sostenibile ai più famosi parchi di divertimento del mondo. Si trova a Nervesa di Battaglia, vicino a Treviso. Ogni anno richiama ben 50 mila visitatori.
Il Luna Park è nato dall’ampliamento di un’osteria di famiglia presente da decenni in questa zona. La fama di questo luogo ha raggiunto anche l’estero, fino ad approdare sulle pagine di The Guardian. Ai Pioppi è il nome di questo Luna Park senza elettricità che sta diventando sempre più noto in Italia e all’estero.
Il Luna Park si trova in una zona boschiva alle spalle del ristorante di famiglia. Bruno Ferrin, il proprietario, ha aperto il ristorante nel 1969, ed ha trascorso i successivi quarant’anni a dare forma ad un progetto davvero ambizioso.
Il parcogiochi è gratuito per tutti i clienti del ristorante. L’osteria e il parco giochi sono aperti solo sabato, domenica e festivi dalle 10.30 fino a sera, con cucina con orario continuato, cena compresa. Ad agosto l’apertura sia della cucina che del parcogiochi è prevista tutti i giorni.
Per il funzionamento delle giostre di questo speciale Luna Park non serve l’elettricità o ne basta pochissima. Al momento il Luna Park Ai Pioppi è composto da 45 giostre tutte azionate soltanto dalla forza di chi vi sale sopra.
In questo Luna Park ci si diverte rimanendo a diretto contatto con la natura, dato che le giostre sono immerse in un bosco di faggi, castagni, platani, betulle e olmi, che fanno da sfondo rilassante ad una zona collinare molto piacevole.
Nello speciale parcogiochi senza elettricità troviamo liane, scivoli, il giro della morte in bici, il pendolo, le catenelle, le altalene, una teleferica, una ruota ispirata all’uomo vitruviano e molto altro ancora. Presto alle attrazioni potrebbe aggiungersi una catapulta gigante.
Ai visitatori viene chiesto di consumare un pasto all’osteria – invece di portare con sé il cestino da pic-nic, così per l’ingresso al parcogiochi non si deve pagare nulla di più. Gli ospiti sono pregati di avvisare il personale se avvistano un gioco che sta per rompersi. In questo modo possono contribuire alla manutenzione del Luna Park.
Siete curiosi di fare una visita a questo Luna Park fuori dal comune?
Qui troverete tutte le informazioni che cercate.
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